Facciata del Palazzo del Podestà di Radda in Chianti con stemmi in pietra e in terracotta invetriata colorata e l'arco del loggiato
Facciata del Palazzo del Podestà di Radda in Chianti con stemmi in pietra e in terracotta invetriata colorata e l'arco del loggiato. Foto: Anna.Massini · CC BY 4.0 · Wikimedia Commons

C'è un momento, salendo verso Radda in Chianti, in cui la strada smette di correre fra i boschi e si apre sulle vigne: file ordinate che seguono il disegno delle colline, muretti a secco, qualche cipresso solitario. Poi, in cima al poggio, appare il borgo, compatto e color pietra, come se fosse cresciuto direttamente dalla roccia. Radda è piccola, si attraversa a piedi in pochi minuti, ma è uno di quei posti che chiedono tempo: per guardare gli stemmi, per perdersi nei vicoli, per sedersi a osservare la luce che cambia sulle valli.

L'antico capoluogo della Lega del Chianti

Per capire Radda bisogna fare un passo indietro di oltre sei secoli. Nel 1384 la Repubblica di Firenze riorganizzò il governo di queste colline nella Lega del Chianti, divisa in tre terzieri: Radda, Gaiole e Castellina. Radda ne era il capoluogo, sede del podestà inviato da Firenze, e lo statuto del 1415 confermò questo ruolo. La Lega aveva come simbolo il Gallo Nero su fondo oro, lo stesso emblema che oggi molti viaggiatori riconoscono sulle bottiglie del Chianti Classico. Fu soppressa nel 1774 dal granduca Pietro Leopoldo, che la divise nei tre comuni che esistono ancora oggi.

La storia del borgo, però, è più antica: Radda compare in un documento dell'anno 1002, legato a una donazione confermata dall'imperatore Ottone III. Nei secoli successivi il castello conobbe incursioni e passaggi di mano, fino al saccheggio del 1478, durante la guerra che oppose Firenze agli Aragonesi. Dopo quella ferita le difese furono rafforzate e il paese prese la forma raccolta che vediamo ancora oggi.

Il Palazzo del Podestà e i suoi stemmi

Il cuore di Radda è il Palazzo del Podestà, affacciato sulla piazza principale. Costruito nel Quattrocento e rimaneggiato dopo il 1478, per circa quattro secoli ha ospitato chi governava la Lega in nome di Firenze. La cosa che colpisce subito è la facciata, punteggiata da 51 stemmi dei podestà che si sono succeduti: alcuni in pietra scolpita, altri in terracotta invetriata dai colori vivaci, gialli, blu e verdi, con nomi e date incisi sotto. Fermatevi a leggerli con calma: è una specie di registro di famiglia del borgo, scritto sui muri.

Sotto il loggiato si trovano lo stemma di Francesco Ferrucci, podestà nel 1527, e un affresco cinquecentesco di scuola fiorentina. Proprio di fronte sorge la chiesa di San Niccolò, di origine romanica, con una facciata novecentesca che dialoga con la pietra antica del palazzo.

Le mura, i vicoli e la ghiacciaia

Il primo giro di mura risale al Trecento e fu potenziato dopo il saccheggio quattrocentesco. Oggi ne restano tratti e alcune torri, mentre le due porte d'accesso sono scomparse; eppure la forma del borgo racconta ancora la sua natura di castello, con le case strette una all'altra e le stradine che seguono la curva delle antiche difese. Camminare lungo il perimetro, guardando verso l'esterno, regala alcuni degli scorci più belli sulla campagna.

Appena fuori dal nucleo medievale, vicino ai giardini pubblici, si trova una curiosità poco conosciuta: la ghiacciaia granducale, una costruzione a tronco di cono in parte interrata, orientata a nord, dove un tempo si conservava il ghiaccio ottenuto pressando la neve. Poco distante c'è anche l'antica chiesa di Santa Maria in Prato, di origine medievale, poi trasformata in convento francescano nel Seicento.

I vigneti intorno e il borgo di Volpaia

Radda sta in alto, fra le valli dove nascono l'Arbia e la Pesa, e il suo territorio sale fino a oltre ottocento metri. Questo dà al paesaggio un carattere particolare: boschi di querce e castagni si alternano alle vigne e agli oliveti, e le giornate d'autunno hanno spesso una luce limpida e fresca. Vale la pena lasciare l'auto e percorrere a piedi un tratto delle strade bianche che scendono dal borgo, anche solo per mezz'ora, per sentire il silenzio dei filari.

A breve distanza si trova Volpaia, frazione di Radda arroccata a più di seicento metri: un minuscolo borgo fortificato, con case in pietra, una torre e la Commenda di Sant'Eufrosino, legata a una cappella voluta nel 1443. È una tappa perfetta da abbinare alla visita di Radda nella stessa mattina o nello stesso pomeriggio.

Consigli per la visita

  • Quando andare: la mattina presto o verso il tramonto, quando la pietra si scalda di colori e il borgo è più tranquillo.
  • Cosa portare: scarpe comode, perché i vicoli sono in salita e in parte lastricati.
  • Come abbinarla: Radda e Volpaia si visitano bene insieme; chi ha più tempo può proseguire verso Castellina o Gaiole per un anello fra i borghi del Chianti Classico.

Da La Petrosa, il casale seicentesco di Colle Petroso, il borgo di Radda si raggiunge in circa 15 minuti d'auto: abbastanza vicino per tornarci più volte durante il soggiorno, magari un pomeriggio per gli stemmi e una sera solo per guardare il sole calare sulle colline, prima di rientrare a cena accanto al camino o all'aperto in giardino.

Il Chianti fuori dalla porta

La Petrosa è una villa intera in un casale del Seicento a Radda in Chianti: Castellina a circa 6 km, Siena a circa 25 km, piscina privata e giardino con barbecue, fino a 11 ospiti.